Israele-Palestina. Una ferita che sanguina da 100 anni

By Dicembre 12, 2017APPROFONDIMENTI

Cento anni fa, il 2 novembre 1917, con la Dichiarazione Balfour, si apriva per il sionismo la possibilità di aspirare alla creazione di un “focolare nazionale ebraico” nei territori della Palestina, in accordo con la Gran Bretagna.

Negli anni Venti e Trenta l’emigrazione degli ebrei europei verso il mandato inglese su quella regione pose alla potenza coloniale una serie di gravi problemi di ordine pubblico (pogromterrorismo ebraico, rivolte arabe), tanto da spingere Londra a vietare l’immigrazione ebraica proprio nel momento in cui in Europa centro-orientale, su imitazione del modello hitleriano, venivano approvate leggi antisemite.

La Seconda guerra mondiale, con le persecuzioni nazionalsocialiste e i pogrom nei paesi alleati od occupati dalla Germania, ridiedero forza alla tesi sionista della creazione non solo di un “focolare” ma di un vero e proprio Stato in cui i sopravvissuti all’Olocausto potessero rifugiarsi e l’intera comunità ebraica potesse vivere al sicuro.

Clicca per ingrandire la cartina

I vari tentativi di partizione della regione fra vecchi abitanti palestinesi (cristiani e mussulmani) e nuovi coloni ebraici (che andavano ad aggiungersi alla minoranza di ebrei autoctoni: in totale il 14% della popolazione del Mandato) vennero tutti respinti da entrambe le fazioni, quella sionista e quella araba. Dopo una serie di atti terroristici gravissimi condotta da gruppi radicali sionisti, i britannici, esausti e costretti a barcamenarsi fra due fazioni irriducibili, decisero di ritirarsi e lasciare la Palestina al suo destino: una spartizione che prevedeva il 49% del territorio palestinese assegnato a uno Stato ebraico e Gerusalemme enclave internazionale sotto egida dell’ONU. Una soluzione che scontentava profondamente gli arabi, i quali decisero di risolvere la questione della colonizzazione sionista con le armi.

Nel 1947, così, scoppio la guerra fra arabi ed ebrei che si sarebbe conclusa per gli ebrei con la nascita del loro Stato – Israele – e per i palestinesi con la nachba, il “disastro”, ovvero la perdita di vasti territori, l’espulsione di centinaia di migliaia di persone e l’occupazione di ciò che restava da parte di Egitto (Gaza) e Giordania (la Cisgiordania). Gerusalemme, che avrebbe dovuto avere uno status di città internazionale in rispetto dei luoghi santi alle tre religioni del Libro, venne spartita fra Israele e la Giordania, con grave danno soprattutto della fede cristiana.

redazione

Author redazione

"La Storia senza revisione non dovrebbe circolare"

More posts by redazione

Leave a Reply

CAMBIA LINGUA

Nuova Storia – testata online mensile – in attesa di registrazione presso il Tribunale di Isernia. Direttore responsabile: Emanuele Mastrangelo